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Prefazione
Prefazione a: "Fuggire Dalla Tua Bellezza"
del Prof. Luigi Mascheroni
Troppe parole si sprecano oggi nel blob quotidiano di un
vivere frenetico e dispersivo. Ma la parola poetica
conserva intatta la sua capacità di
intuire
l'essenziale, spingersi al fondo delle cose, coglierne con
stupore il mistero, rivelarne il messaggio salvifico.
Carmelo ha questo dono e la sua è una
poesia-illuminazione: intuizioni, echi, risonanze,
contemplazione, meditazione, messaggio. Una poesia fatta di
note
e di colori, di immagine e di pensiero, o meglio di
una
pensosità che si traduce in immagine con lo spessore della
riflessione profonda e lo splendore dell'immagine in cui si
incarna: La mia strada s'è vestita / d'argento di
luna /
ed io il mio cammino / lo ricamo di pena solitaria... ("La
mia strada").
La riflessione del poeta si appunta su una tematica centrale:
quella dell'amore; ma per lui l'amore è
l'essenza
della realtà totale, dell'umano come del mondo
universale,
e così diventa motivo di indagine sulla condizione
umana.
È l'amore tra l'uomo e la donna, portato talora al
livello
di una intuizione dell'assoluto: Così io ho
paura
d'amarti / perché so che mai / si
sazierà il mio
cuore / insaziabile / alla ricerca di un bene / che non
potrà mai darmi ("Ho paura d'amarti"). (Una
lontana eco,
forse, della leopardiana aspirazione alla donna ideale, la
donna che non può esistere in questo mondo, "la
donna che non si trova"?).
Ma è anche l'affetto materno ("Dove stava
l'amore"; "Al
ritorno della sera"; "La mia strada") e paterno
("La
povertà"); la tenerezza del bimbo ("Alfine mi
quieterò") e la pena per il suo soffrire ("L'amore
è in pianto"), che diventa strazio per la morte di
creature colte precocemente dalla morte ("Pianto di una
madre").
È l'amore per le creature più umili e semplici
("Nel
volto di un bambino") o sventurate ("Il sogno
dell'emigrante"); l'amore per ogni uomo: Amare è
un dono /
che il Creatore / ci alitò nell'anima / ...io
vorrei
gridare / tutto questo amore che sento... ("Amare"); la
condanna
dell'odio ("Alfine mi quieterò"); l'esorcizzazione
dell'indifferenza e della menzogna ("La menzogna"); il pianto
su
ogni amore spezzato ("La ragazza abbandonata", "La porta
chiusa"); la capacità invece di palpitare e di
stupirsi
di fronte ad ogni attestazione di tenerezza ("Dove
stava
l'amore") e ad ogni dono di amore che ci viene dalle cose
("Guardo il mare", "Al di là della collina"), con
tutto il
gusto del paesaggio e delle visioni di natura impresse
indelebilmente nell'animo fin dagli anni dell'infanzia ("Dove
stava l'amore").
Gioia e sofferenza; grandezza e precarietà: le
dimensioni
della condizione umana: lo sguardo del poeta
è
realistico e disincantato, ma non per questo smarrito e la
sua
ricerca si risolve in un appello alla speranza ("S'avviva la
mia
speranza"), iscritto in un orizzonte di sacralità e di
visione
religiosa, in cui le creature umane, anche se connotate
dal
limite della finitudine, sono pur sempre "versi pensati da
Dio"
("Chi siamo noi?").
Versi dunque, quelli di Carmelo, liricamente accesi, ma
anche intimamente pensosi: la densità della
tematica
esistenziale si scioglie in levità di canto,
perché
il suo animo è dominato dalla "regina poesia" ("La
regina
poesia").
prof. Luigi Mascheroni